La grande sfida dell’innovazione

Giu 11, 2021

 

Nel panorama digitalizzato del XXIº millennio l’innovazione ci circonda su base quotidiana: ogni giorno utilizziamo prodotti e servizi inconcepibili fino a pochi anni fa e il mondo stesso in cui viviamo è dominato sempre di più da una dinamica di cambiamento continuo.

Ma qual è il vero motore di questo cambiamento? Come sempre, la risposta è l’essere umano, la figura dell’Innovatore, una persona in grado di identificare un bisogno e di attraversare un lungo percorso creativo per giungere allo sviluppo di una soluzione.

Innovare per investire sul futuro, ma a che prezzo?

 

Intrinsecamente, innovare significa precedere, nella sua accezione latina di “camminare davanti”, scommettere con il mercato che il proprio prodotto o servizio migliorerà la qualità della vita e avrà successo.

Questo dunque non può che essere un investimento sul futuro: nessuna vera innovazione è “plug-and-play” – funziona pienamente appena concepita – e di conseguenza il ritorno del proprio investimento di tempo, competenze e denaro è da aspettarsi in un futuro più o meno prossimo.

Proprio per questo motivo il fattore tempo è estremamente importante: non solo è necessario scegliere il momento giusto per lanciarsi in un’iniziativa innovativa, ma è anche importante tenere conto che il primo periodo sarà quasi sicuramente in perdita e pianificare di conseguenza; purtroppo capita spesso che un’idea di valore muoia per mancanza di fondi a causa di una stima errata del tempo di penetrazione del proprio prodotto o servizio.

Proprio per questo il compito dell’innovatore è anche quello di educare il mercato a riconoscere il valore delle sue idee, compito difficile perché naturalmente controcorrente: Henry Ford commercializzò le prime automobili in un tempo in cui il mercato chiedeva solo cavalli più veloci.

Un giusto team per un giusto risultato

 

Non bisogna però lasciarsi spaventare, il mestiere dell’esploratore digitale – chi per primo si addentra nella giungla delle nuove possibilità – è difficile ma pieno di sfide e di soddisfazioni: il trucco è essere preparati e la preparazione principale sono i compagni di viaggio.

Il Team è una componente fondamentale di ogni start-up, tanto che talvolta ha più valore della compagnia stessa. Perché un gruppo di persone “funzioni” è necessaria un’alchimia delicatissima: i colleghi devono essere tanto variegati tra loro nelle competenze e nelle qualità caratteriali quanto omogenei nello stile e nel metodo di lavoro.

È infatti importantissimo che in un’azienda ci siano tutte le figure professionali necessarie per operare fluidamente, ma è altrettanto vitale che nonostante le differenze di background e di formazione queste figure sappiano interagire e coordinarsi in maniera più che perfetta per evitare incomprensioni e disagi.

Se questa alchimia esiste, allora si può cominciare a lavorare insieme e si è pronti per costruire qualcosa di nuovo.

Obiettivi chiari, semplici e realistici

 

Nel tiro con l’arco viene consigliato di mirare dietro il bersaglio, in modo che la freccia arrivi a destinazione con più forza di quanta l’arciere ne metterebbe istintivamente. Questo vale anche per un progetto ambizioso come quello innovativo: per colpire la Luna bisogna mirare al Sole.

Fuor di metafora, lo slancio è una componente fondamentale per il successo di un progetto innovativo: se si esaurisce prima di generare un’inerzia sufficiente, l’idea è destinata a morire.

Attenzione però che è ovviamente vero anche il contrario.
Le grandi innovazioni sono raramente invenzioni sconvolgenti, ma al contrario sono spesso concetti quotidiani visti dalla prospettiva di menti rivoluzionarie: il grande innovatore infatti è proprio colui che vede in oggetti comuni qualcosa più degli altri. Per fare un esempio classico, la capacità motrice del vapore era ben nota già nell’antichità, ma si è dovuto aspettare l’inizio del 1800 perché qualcuno pensasse di usarla per muovere un carro.

Obiettivi troppo ambiziosi sono destinati a rimanere insoddisfatti, costringendo il team a lavorare in condizioni di stress e abbassando il morale e la soddisfazione generale.

Come dicevano dunque i saggi latini, in medio stat virtus, la virtù sta nel mezzo: ogni team deve trovare il giusto passo per ciascun progetto, guardando sempre lontano, ma pianificando obiettivi intermedi che permettano di riconoscere tempestivamente i segnali del mercato e il cui raggiungimento deve essere evidenziato e festeggiato per riconoscere a ciascuno la qualità e il valore del suo lavoro.

Elasticità e pivoting costante

 

Il giusto team e una buona pianificazione non garantiscono però il successo di un’iniziativa.

Oltre a costruire una realtà a partire da un’idea, raccogliendo nel processo individui di simile ingegno, il vero innovatore è colui che non si “cristallizza” rigidamente nelle sue convinzioni ma è capace di riconoscere tempestivamente le opportunità offerte dal mercato e di spingere la sua iniziativa nella direzione giusta.

Questa “flessibilità organizzativa” è indispensabile per un progetto di innovazione, proprio perché per definizione non ci sono strade battute e ogni iniziativa corregge la sua rotta in base alle risposte che riceve dal mercato. Per questo bisogna essere pronti ad abbandonare senza esitazione una strada che si dimostra perdente o a rinunciare a un’idea perfetta, ma solo sulla carta.

Nessuna grande innovazione infatti è mai nata come tale, ma i progetti si evolvono e le idee si sviluppano seguendo le necessità e le spinte del mercato.

Un ultimo accorgimento è dare il giusto valore ad ogni iniziativa e non aver paura di sacrificare, interamente o in parte, un proprio business in favore di uno nuovo e innovativo piuttosto che aspettare che lo faccia qualcun altro: Kodak, azienda inventrice dei primi prototipi di macchina fotografica digitale, ha procrastinato lo spostamento massivo della propria produzione in favore della nuova tecnologia per paura di danneggiare il proprio segmento tradizionale: nel giro di pochi anni il colosso statunitense vide il proprio mercato dominato dai competitor Canon e Fujifilm e fu costretta a dichiarare bancarotta.

Retrospettiva e imparare dagli errori passati

 

Infine, bisogna prepararsi per il fallimento.

Come ricorda Elon Musk, “se non stai fallendo non stai innovando abbastanza”: la grande lezione americana al mondo occidentale è stata proprio fallire. “Fast fail” dicono i grandi imprenditori al di là dell’Atlantico: nessuno ha successo subito, l’importante è fallire in fretta, imparare dai propri errori e passare alla prossima avventura.

Imparare dai propri errori infatti è fondamentale: senza un’analisi approfondita di ciò che non è andato a proprio favore – ma anche di quanto invece ha funzionato – fallire non porta nessun vantaggio.

Questo rimane vero anche nei casi di successo: cosa ha fatto la differenza? Quali comportamenti virtuosi bisogna assolutamente mantenere? Quali sono state le attività fondamentali e chi ha svolto un ruolo chiave nel successo dell’azienda?

Innovare è il nuovo imperativo digitale, ancora più forte nell’era del Covid.

Costruire qualcosa di nuovo però non è facile e non è un viaggio che può essere affrontato alla leggera: preparazione, competenza ed esperienza sono le chiavi fondamentali per avere successo, ma non sempre è abbastanza. Siamo abituati a pensare che l’innovazione abbia un’importante componente di “fortuna”, che in qualche modo avvenga per caso, ma non è così: l’innovazione può essere inaspettata, ma non può nascere senza l’intenzione di produrre qualcosa di nuovo.

 

Concludo augurando a tutti gli innovatori là fuori di trovare la loro motivazione al cambiamento e dedico ancora una volta le eterne parole di Steve Jobs: Stay hungry. Stay Foolish.

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