Crediti deteriorati e calendar provisioning

Nov 11, 2020

Che il mercato NPL sia “in esplosione”, lo dicono i numeri.

Un aumento del credito affidato previsto del 55% a fronte di una perdita degli utili stimata al 35% per gli istituti di credito[1]; un’aggiunta di 300 (miliardi) di NPL ai 600 già in stock prevista entro i prossimi due anni[2].
Stime e dati, questi, che sembrano mettere di fronte il mercato a parecchie, e non sottovalutabili, sfide, oltre che a un’onda potenzialmente esplosiva che impatterà in maniera non indifferente sugli istituti.

E ad inasprire una situazione già di per sé più acre che dolce, stanno concorrendo anche le imposizioni “dall’alto”: parliamo del Calendar Provisioning, le cui radici affondano nelle Linee Guida per la gestione degli NPL emanate dalla BCE nel marzo 2017 e nell’Addendum a tali Linee Guida del 2018.

Con Calendar Provisioning si intende l’insieme di norme europee che impongono alle banche di assumere determinati comportamenti di fronte al deterioramento del credito di imprese e famiglie. Una regolamentazione, dunque, volta a imporre deterministicamente a chi eroga il credito, in presenza di deterioramento, di fare rettifiche sul credito fino a portarlo a zero in un certo orizzonte temporale prestabilito.

 

Le Linee Guida in materia NPL, pubblicate dalla BCE nel marzo 2017, trattavano del provisioning e della cancellazione (write-off) delle posizioni deteriorate. Il 15 marzo 2018, poi, ad integrazione degli aspetti qualitativi delle Linee Guida, viene emanato un Addendum che specifica, relativamente alle posizioni NPE, le aspettative della BCE circa i livelli minimi di provisioning.

Il requisito di provisioning così introdotto risulta di carattere normativo e vincolante per tutte le banche, oltrechè da applicare a tutti i crediti erogati dall’entrata in vigore del Regolamento in poi.

Ed è proprio da qui, dal Calendar Provisioning, che partono le difficoltà.

Se, infatti, un atteggiamento prudenziale come quello promulgato dalle intenzioni europee ha come fine non questionabile la correttezza, oggettività e pulizia del bilancio d’esercizio, ha però come contropartita una reale difficoltà nella sua attualizzazione, nonché una generalità e uniformità forse non così tanto corrette come si penserebbe.
La necessità da cui parte infatti l’intento del calendar provisioning è garantire la regolarità delle rettifiche e delle valutazioni circa i portafogli di credito: in parole povere, se un credito non viene pagato per più di sei mesi, è evidente che sia da dichiarare come deteriorato, così come è chiara l’insolvenza del debitore. Ma cosa comporta per le banche, per gli istituti di credito tutti, una regolamentazione così stringente e automatica?

 

Punto primo, sicuramente una difficoltà economica.

 

La classificazione a deteriorato costa, alle banche e agli istituti, in termini di bilancio e conto economico; e costando, può arrivare a richiedere un aumento del capitale, che a sua volta comporterebbe pressione sugli azionisti che potrebbero anche decidere di tirarsi indietro. E quale atteggiamento resta da assumere, dunque, per essere pronti a eventualità del genere? Quello del “braccino corto”, che si esenta dal concedere prestiti, dall’erogare credito a imprese e privati nel tentativo di avere più capitale da parte qualora la situazione andasse per il verso sbagliato.

Basta vedere che fine potrebbe fare la Francia, prodiga nell’ambito degli investimenti pre-lockdown e ora (non tanto) pronta all’esplosione di portafogli deteriorati che si sta per riversare su tutta Europa[3].

Punto secondo, l’obbligo all’assunzione di un comportamento che, però non tiene conto delle specificità dei singoli paesi, delle loro singolari e talvolta uniche situazioni in termini di industria bancaria.

Se in Italia abbiamo le spalle più coperte in termini di risparmio privato che può andare ad aiutare nei finanziamenti a famiglie e imprese, non è così per altri paesi.
E questa morsa che a livello europeo sta stringendo in maniera indifferenziata sistemi diversi per costituzione, porta con sé un paradosso insolubile: in un momento storico come questo, di pandemia e crisi, inatteso e quindi ingestibile per l’entità dell’impatto devastante che sta avendo sull’economia mondiale, abbiamo da una parte l’invito alle banche a “non stringere le maglie”[4] nei confronti dell’economia “reale”, ora che la richiesta di aiuto si fa sentire forte, ma al contempo la messa in campo di norme che hanno come loro diretta conseguenza l’esatto comportamento opposto, come abbiamo visto.

Esplosione di NPL sempre meno latente e sempre più in arrivo, cali di Pil che, tra strascichi del lockdown e normative stringenti a cui attenersi, stanno aggiungendo sempre più concause alla loro crescita; bilanci che devono essere resi oggettivi e puliti, normative stesse che portano criticità in uno dei momenti storici più critici degli ultimi anni. La situazione non è facile, né tantomeno naturalmente districabile.

 

La soluzione? Anche questa non pare essere facilmente intuibile.
Sicuramente, però, una banale ma non scontata idea di “equilibrio”, che vada a porsi in mezzo ai fattori in gioco, che siano essi la correttezza insindacabile dei bilanci, le singole necessità nazionali, il momento di difficoltà storico ed economico in cui banche, istituti e singoli cittadini stanno annaspando, e che si concretizzi in una revisione di quanto sul piatto oggi nell’ascolto delle parti, potrebbe essere un buon primo passo.

Dopotutto, gli antichi lo dicevano che con un po’ di aurea mediocritas non si sbaglia mai.

[1] Cfr. Bussi, Chiara. “Recupero Crediti, Ricavi in Calo a Doppia Cifra nel 2020 – Gli Npl Spingono la Specializzazione.” Il Sole 24 Ore, Gruppo 24 ORE, 9 ott 2020. Web.

[2] Cfr. Puledda, Vittoria. “Monta l’Onda dei Crediti Deteriorati. In Due Anni 300 Miliardi in Più.” La Repubblica. Affari&Finanza, 26 ott 2020: pagina 8.

[3] Cfr. Puledda, Vittoria. “Monta l’Onda dei Crediti Deteriorati. In Due Anni 300 Miliardi in Più.” La Repubblica. Affari&Finanza, 26 ott 2020: pagina 8.

[4] Cfr. Marchesano, Mariarosa. “Bad Bank Europea?” Il Foglio, 15 ott 2020: pagina 4.

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