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Sul rapporto tra AI ed etica a fare la differenza sono variabili fondamentali come l’educazione e l’esperienza tecnica

Il commento di Luca Bonacina*

Sono diverse le eredità che si porta dietro il nuovo anno, tra le tante anche il dibattito sul rapporto tra intelligenza artificiale ed etica.

Le ultime scoperte in ambito tech hanno scatenato nel mondo generalista un acceso confronto tra le parti: quando si parla di intelligenza artificiale (AI) e del suo crescente impatto sulle nostre vite, dove inizia o finisce l’etica? Ha ancora senso chiedersi se esiste un limite da non oltrepassare?

Il punto di partenza è che l’AI sta disegnando il percorso per un’evoluzione epocale dell’essere umano. La ricerca attuale, e quindi le applicazioni future, sono da considerare come estremamente beneficiarie per il genere umano, al pari dell’elettricità o dell’automobile. E allora vale la pena chiedersi: se nel momento dell’invenzione delle auto si fossero fermati ad analizzare solo il fattore dell’inquinamento che avrebbero provocato, ci sarebbe stato progresso?

Parlando di innovazione, non ci si può riferire solo all’intelligenza artificiale, ma di sistema evolutivo altamente pervasivo basato sul supporto tech, inteso anche come genomica, impiantistica avanzata, IoT spinto.

Il punto centrale, dunque, è quello di chiedersi quanto i benefici siano più impattanti rispetto ai limiti di questo processo, che ormai è inarrestabile.

Pensiamo all’ultima applicazione in ordine temporale che ha fatto scalpore,  ChatGpt. Se lo unissimo ad una animazione video, potremmo  generare un avatar che potrebbe avere una vita propria sui social. Questa è una cosa che già esiste. E allora mi chiedo: che problema c’è se in un mondo digitale esiste un’identità digitale che è dotata di una propria capacità più o meno verosimile di parlare con l’uomo? È un problema se delle persone in carne ed ossa, sebbene attraverso dei media digitali parlino con un oggetto che di carne ed ossa non ne ha?

Da tecnico, dico di no. E credo che non lo sia per moltissime persone, anche per chi non dispone di particolari competenze tecniche. Il fatto di sapere che dietro ad uno schermo ci sia una persona fisica, non è sempre il discrimine per scegliere se parlare o meno, esporsi o meno. È un’evoluzione che non possiamo fermare, ma a cui dobbiamo guardare con lo sguardo rivolto ai  benefici che ne ricaveremo.

Come nel trattamento dei dati. La produzione quotidiana di dati personali, soprattutto visivi, è massiva ed è in questo frangente che l’etica gioco un ruolo determinante: è necessario sottolineare che per trattare dei dati bisogna farlo in un certo modo, coniugando l’aspetto tecnico a quello legale e al concetto del “ben percepito”.

In Cherry srl processiamo quotidianamente milioni di dati e per questo motivo il nostro modus operandi si basa su due pilastri cardine: educazione ed esperienza tecnica.

L’educazione presuppone un modo di trattare i dati basato sulla responsabilità nei confronti di tutti gli attori coinvolti, dai possessori di dati, agli operatori che competono con noi nel mercato. Ci sono delle regole non scritte, ma ferree, che applichiamo ogni giorno, le stesse che ci permettono di garantire l’alta qualità del servizio. Tra queste l’aspetto delle reperibilità dei dati, affidarsi a solo fonti ufficiali è una garanzia di professionalità a cui non possiamo rinunciare.

Infine l’esperienza e la tecnica. Temi fondamentali per scongiurare il rischio di ottenere informazioni fallaci. Non ci accontentiamo di inviare dati senza valore. Il nostro lavoro è dare delle risposte piuttosto che passare dei dati, ed è per questo che non siamo considerati degli info provider classici, ma fornitori dei servizi di intelligence.

Solo con educazione ed esperienza si possono ottenere risultati che risolvono i problemi, la differenza sta nel modo in cui vengono trattate le informazioni prese. Sono queste le due variabili fondamentali per operare secondo etica.

*Luca Bonacina è Co-Founder & Head Of Technology Cherry Srl

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Cherry Srl è una startup fintech che progetta e fornisce prodotti e servizi innovativi nel settore del credito. Fondata nel 2019 da Mara Di Giorgio, Luca Bonacina e Giovanni Bossi, che ha messo a disposizione i capitali per lo sviluppo, Cherry è proprietaria della piattaforma Cherry Bit, che è in grado di recuperare, in maniera automatica e veloce, le informazioni necessarie a una profonda data remediation, supportando banche, servicer e fondi nelle attività di gestione e transazione di portafogli NPL, o di erogazione del credito. L’azienda opera anche nel settore real estate attraverso Cherry Brick, tool che offre un servizio di scouting di affari immobiliari tramite le aste in Italia, di crediti fiscali derivanti da procedure concorsuali e di procedure legali verso gli assuntori del credito.

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